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immagine scritta: La storia

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La riviera e le valli dell'attuale comunità montana furono abitate nel tempo più antico da genti mediterranee, a loro si sovrapposero, nell'età del ferro, tribù indo-europee di celti, nomadi guerrieri; reperti archeologici di tombe di guerrieri pastori messe a guardia dei passi strategici, vennero trovati a Esino, Introbio, Casargo, Barzio e sono conservati nel "Museo delle grigne" di Esino Lario.

Di estremo valore sociale e storico, fu il fatto che quelle tribù circoscrissero i loro beni comuni (acque, pascoli e boschi) assegnandoli in uso alle famiglie: ciò consentì alle stesse una vita, seppur misera, tuttavia indipendente dal giogo padronale.

Tale sistema d'uso dei beni della comunità durò, con poche varianti, sino a non molti decenni fa.
Nel 196 a.c. il nostro territorio passò a far parte dell'impero romano, ma le popolazioni mantennero i diritti sui loro beni e strinsero con i conquistatori un patto d'alleanza, impegnandosi a pagare a Roma un tributo in natura pari ad un terzo dei prodotti della terra.

Instauratasi la civiltà gallo-romana, l'antico linguaggio ligure-celtico si latinizzò. Rimasero nella loro primitiva versione molti toponimi, o nomi di luoghi e di paesi che sono ancora oggi testimonianza delle origini pre-romane.
Grande importanza, per il destino degli abitanti, ebbe la presenza di ferro nelle montagne dell'alta Valvarrone.
Il minerale, che già i Galli avevano cominciato a cavare, veniva fuso nei "forni fusori" delle valli.
Alimentato con il carbone di legna tratto dai ricchi boschi che ricoprivano i fianchi dei monti.
La lavorazione del ferro, per la produzione di fulcinati e trafilati, impegnò per secoli parte della popolazione e la comunità fu grande fornitrice di Milano fino al 1700.

Anche l'agricoltura, particolarmente l'allevamento del bestiame, sin dai tempi antichi rappresentò per le nostre popolazioni un'attività primaria.
Paride Cattaneo della Torre nel 1571 usava come metro per misurare il benessere dei vari paesi l'abbondanza del bestiame allevato e la quantità prodotta di "... buoni formaggi, botiro, mascarpi (ricotta) e vitelli...".
Altro fattore di civiltà fu la presenza di importantissime strade che sin dai tempi preistorici attraversarono il territorio in direzione Pianura Padana-Centro Europa.
Tra queste la più importante era la strada che salendo da Lecco raggiungeva Introbio.
Quindi Biandino superava la bocchetta di Trona e scendeva in Valtellina.
Quelle vie furono sovente motivo di dolori, perché percorse da eserciti, ma anche ragione di civiltà per il passaggio di mercanti e pellegrini.
Le invasioni barbariche sconvolsero il territorio dopo la caduta dell'impero e portarono nuovi dominatori; tuttavia i longobardi, e poi i franchi, rispettarono i diritti e i beni della popolazione.
Sviluppatosi il cristianesimo con la fondazione delle Pievi l'arcivescovo di Milano, per donazioni regie e lasciti, acquistò dopo il mille, enorme potere e divenne "signore" della Valsassina e terre adiacenti.
Le lotte fra Guelfi e Ghibellini e fra città e città condussero, attorno al XII secolo, al nascere delle "libere comunità" che suggellarono le preesistenti forme dei "beni comuni".
Le antiche consuetudini vennero rese giuridiche da Statuti: si conservano ancora quelli della "Valsassina", di "Bellano" e di "Dervio", mentre sono andati perduti quelli di "Varenna". Gli "Statuti della Comunità di Valsassina" il cui territorio corrispondeva all'incirca a quello dell'attuale Comunità Montana, furono aggiornati e confermati nel XIV secolo.

La loro approvazione e divulgazione avvenne in "... publico & generali consilio comunitatis praedictae...", tenutosi a Introbio "... sono campane premisso..." il 21 novembre del 1388.
Il documento, redatto in latino, porta firme dei due sindaci della Comunità e dei rappresentanti delle "squadre" (oggi diremmo comprensori) in cui era suddiviso il territorio, e cioè: squadra di Cugnoli - di mezzo - del Consiglio - dei monti.

Nel 1674, in occasione di una revisione per aggiornarli alle nuove necessità, gli Statuti, su richiesta dei delegati di Premana, furono tradotti e pubblicati in lingua italiana.
Le disposizioni in esso contenute rimasero valide fino alla fine del 1700.
Agli arcivescovi, dopo le lotte fra la potente famiglia valsassinese dei Torriani, Signori di Milano, e i Visconti, seguì il Ducato dei Visconti, prima e poi quello degli Sforza.
Il territorio fu teatro di guerra fra Milano e Venezia.
Così come poi, all'inizio del 1500, divenne campo di battaglia tra Francia e Spagna. La conclusione di quella guerra nel 1535 portò purtroppo la dominazione spagnola e, con questa, due secoli di decadenza.
Sono nel 1630 il passaggio dei Lanzichenecchi e la tragica peste resi celebri da Alessandro Manzoni.
Sostituitasi l'Austria alla Spagna, rifiorì l'industria del ferro e quella della seta.
Chiusa la parentesi napoleonica, cominciò ad affermarsi l'aspirazione alla libertà e nelle lotte risorgimentali, notevole fu il contributo fornito da paesi e singoli cittadini.
Basti ricordare, a tal proposito Giuseppe Arrigoni, ingegnere e storico introbiese e Tranquillo Baruffaldi di Barzio (uno dei Mille di Giuseppe Garibaldi).
Dopo la crisi di fine '800 provocata dal crollo ferriero, si delineò in questo secolo la ripresa che, superate le due guerre a cui le popolazioni diedero grande contributo di sangue e di valore, portò il territorio al benessere odierno.

Negli ultimi trent'anni, prima per volontà locale, poi per leggi dello Stato, è risorta dalle ceneri delle antiche libere "comunità" la Comunità Montana che lavora oggi per il riequilibrio ed il futuro del territorio.

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